
Storia del relitto della secca di capistello
Vicino alla isola di Lipari, nella Secca di Capistello, nel 300 a.C il relitto della secca di Capistello si inabissò con tutto il suo carico. E’ molto probabile che la nave proveniva da una delle tante colonie greche.

Il luogo maledetto
La storia del relitto della Secca inizia nel 1996, quando due sportivi tedeschi lo scoprirono. Uno dei due, spintosi talmente in profondità per ammirare la distesa di anfore, annegò
Dopo questo avvenimento, persero la vita alcune persone, tra cui saccheggiatori e sportivi che si erano immersi in quelle acque. Gli archeologi avviarono delle indagini, ma le sospesero immediatamente a causa di un tragico incidente che causò la morte di due membri del team.
Quindi dopo tutti questi incidenti il sito venne nominato come “relitto maledetto”

Il relitto della secca sommerso
Come già accennato, si tratta di un relitto risalente al 300 a.C., appartenente a una nave dal fasciame semplice, priva di rivestimento in piombo. Lo scafo era dotato di due ancore con ceppi in piombo, uno dei quali è stato recuperato insieme ad alcuni pesi per reti da pesca, barre in piombo e un lingotto di stagno del peso di circa 10 chilogrammi.
Al momento della campagna archeologica condotta da un’équipe americana, parte del carico si trovava ancora nella sua posizione originaria di stivaggio: anfore greco-italiche e puniche erano disposte verticalmente, mentre ceramiche a vernice nera, come piatti, coppe, kylikes decorate con motivi vegetali e lucerne su alto piede, erano sistemate negli spazi tra le anfore.

Altre anfore, circa un centinaio, si trovavano all’esterno dello scafo, mimetizzate dalla prateria di posidonia. Questi contenitori, rivestiti internamente con resina, erano in alcuni casi sigillati con tappi di sughero; altri recavano bolli sulle anse, con nomi greci o abbreviazioni analoghe a quelli rinvenuti nei fondali di Ischia, Selinunte, Taranto e Gela. Tali iscrizioni hanno permesso una datazione precisa del carico. Gli studiosi ipotizzano che alcune di queste anfore contenessero garum, la celebre salsa di pesce di origine siciliana, molto apprezzata dai Romani.