
Secondo le più recenti ricerche scientifiche, Pavlopetri, situata al largo della costa meridionale della Grecia, è considerata una delle più antiche città sommerse del mondo. Il sito archeologico si estende su un’area di circa 50 acri e conserva in modo straordinario la pianta completa di un antico insediamento urbano, con resti ben visibili di edifici, cortili, strade, tombe a cista e tombe scolpite nella roccia.
Uno degli aspetti più straordinari del sito è la sua occupazione continua per quasi due millenni, dal 3000 al 1100 a.C., un fenomeno raro per un insediamento costiero di quell’epoca. Questo fa di Pavlopetri un sito di eccezionale valore storico e archeologico, in grado di offrire una finestra unica sulla vita urbana preistorica del Mediterraneo.

Alcuni studiosi ipotizzano che, per dimensioni e posizione strategica, Pavlopetri potesse essere stata la capitale della pianura di Vatika durante il periodo preistorico. La città sommersa si trova infatti in un punto nevralgico delle rotte marittime antiche, all’incrocio tra Elafonissos, Citera, Anticitera e Creta. Questo rende altamente probabile l’esistenza di scambi commerciali con queste importanti aree del mondo egeo.

Il ritrovamento di frammenti di giare (píthoi) e di pesi per la tessitura suggerisce non solo un’intensa attività commerciale, ma anche forme di produzione artigianale locale. Gli stili ceramici rinvenuti nel sito mostrano influenze minoiche, citeriane, cicladiche e laconiche, testimoniando un continuo dialogo culturale con le principali civiltà del Mediterraneo dell’epoca.

Tuttavia, per comprendere appieno il ruolo di Pavlopetri nella rete dei centri del mondo egeo, sarà necessario un approfondito programma di scavi archeologici, che possa far emergere nuovi dati sullo sviluppo urbano, economico e culturale di questa straordinaria città sommersa.
La prima indagine archeologica a Pavlopetri
Nel 1968, sette sub dell’Università di Cambridge esplorarono per sei settimane i resti sommersi, documentando e studiando datazione e cause dell’immersione.

Nel 1968, l’équipe di Delivorias raccolse materiali senza scavi, rivelando un insediamento preistorico abitato in tutte le fasi dell’età del Bronzo, con fioritura micenea.