

Il Parco Sommerso di Gaiola, tra Marechiaro e Baia di Trentaremi, prende il nome dai due isolotti vicino Posillipo, nel Golfo di Napoli
Attualmente, il Parco è gestito dal Centro Studi Interdisciplinari Gaiola Onlus, che ne valorizza l’unicità grazie alla straordinaria fusione di elementi vulcanologici, biologici e storico-archeologici, tutti immersi in uno dei paesaggi costieri più affascinanti del Golfo.
Nel corso del tempo, il vento e il mare hanno modellato le alte falesie e i costoni di Tufo Giallo Napoletano, oggi ricoperti dai colori vivaci della vegetazione mediterranea. Di conseguenza, questo paesaggio, ricco di fascino, ha continuato a incantare nei secoli le civiltà che si sono succedute in quest’area.
L’archeologia del parco sommerso di Gaiola

Ancora oggi, la costa di Posillipo affascina per la sua bellezza. Già dal I sec. a.C., fu densamente abitata per natura e posizione strategica.

I numerosi resti di epoca romana, visibili sia sulla terraferma sia sul fondo del mare, testimoniano ancora oggi questa presenza. La collina stessa prende il nome dalla villa d’otium chiamata Pausilypon, i cui resti gli archeologi hanno individuato nell’area compresa tra il promontorio di Trentaremi e il borgo di Marechiaro.

Costruita da Vedio Pollione nel I sec. a.C., la villa passò ad Augusto. Nei fondali restano visibili approdi, ninfei, peschiere e camminamenti.
Note per l’aneddoto di Seneca e Plinio, le peschiere occupano ampi fondali; più a est sorge la suggestiva villa “Casa degli Spiriti”.
Il Parco sommerso di Gaiola è biologicamente rilevante, innanzitutto, grazie alla complessa geomorfologia e alla vivace circolazione delle acque, le quali favoriscono la presenza di diverse comunità marine mediterranee. Inoltre, i dolci pendii e le alte falesie di tufo giallo, coperte dalla macchia mediterranea, hanno da sempre affascinato i popoli che, nel corso del tempo, si sono susseguiti in quest’area.